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Emerald Lake e la Ghost Valley, ovvero la seconda puntata di Tin Tin au Canada
Ripensando ai giorni trascorsi nelle Canadian Rockies mi ritornano alla mente solo momenti felici, sia per la compagnia sia per le stupende salite...
Cos’altro scrivere dell’esperienza in Canada, dopo il bel pezzo "Tin Tin au Canada", recentemente pubblicato sul diario? Ripensando ai giorni trascorsi nelle Canadian Rockies mi ritornano alla mente solo momenti felici, sia per la compagnia sia per le stupende salite. Mi limito ad aggiungere alcune righe sulle salite effettuate dopo che abbiamo inviato le prime relazioni da Field (ebbene si’: il "Canada Team" era dotato anche di un portatile, attorno al quale ci riunivamo la sera per vedere le foto scattate qualche ora prima).

EMERALD LAKE
Dopo l’abbuffata di ghiaccio a base di Weeping Wall, Polar Circus & company, ci siamo concessi un giorno di relax su Hamilton Falls, una facile ma simpatica linea situata vicino all’incantevole Emerald Lake, che da solo vale la giornata. Ma c’è di più, attenzione: Hamilton Falls è stata teatro del primo tiro "da prima" di Gloria, la ragazza del gruppo!! (ovviamente, a dispetto delle nostre carte d’identità, tutti e quattro siamo fermamente convinti di essere poco più che ragazzini…)

LA GHOST VALLEY

Le altre due cascate che abbiamo salito a fine vacanza, Malignant Mushrooms e Black Rock Falls, si trovano invece nella Ghost Valley, a proposito della quale vale proprio la pena di spendere qualche parola.

Nell’inverno 1980-81, mentre Barry Blancard e Kevin Doyle (insieme a Jeff Marshall punti di riferimento del cascatismo canadese degli anni '80) salivano sistematicamente tutte le cascate delle Canadian Rockies allora catalogate "grado 6" (comprese Polar Circus - in giornata - e Slipstream - in diciassette ore car-to-car), Iain Stewart-Patterson e Mike Blenkarn scoprirono un nuovo, fantastico terreno di gioco per i ghiacciatori canadesi: la Ghost Valley. La prima salita nella Ghost fu The Good, The Bad and The Ugly, aperta nella stagione ’80-’81 da Stewart-Patterson e Blenkarn. Nel febbraio ’83, Doyle e ancora Stewart-Patterson realizzarono una delle salite di riferimento della Ghost: The Sorcerer.

A differenza di quanto accade per le zone maggiormente frequentate dai cascatisti nelle Canadian Rockies, l’accesso automobilistico alla Ghost Valley è piuttosto complesso. Le ragioni sono due: non è facile individuare la strada e, ammesso di averla trovata, per percorrerne l’ultimo tratto e per spostarsi all’interno della valle è indispensabile un buon 4X4. Proprio per questi motivi, uniti alla difficoltà di reperire informazioni e al totale isolamento della valle, far cascate nella Ghost ha ancora oggi il fascino dell’avventura e il sapore della scoperta. I cellulari non prendono e i telefoni fissi più vicini sono piuttosto distanti, al Bar Cee Ranch sulla SR 940, che spesso è chiuso, o al Ghost Forest Service Station, 4.5 km circa a N del Ranch.

Quali credenziali migliori per l’affiatato gruppo del "Canada Team"? Detto fatto: eccoci a dirigere un 4x4 fresco di noleggio verso "The Ghost" (così i local chiamano la valle). Purtroppo ci renderemo conto che ci hanno affibbiato un fuoristrada piuttosto scarso e sconteremo l’errore con un paio d’ore di lavoro di pala per liberare l’auto piantata nella neve…

MALIGNANT MUSHROOMS E BLACK ROCK FALLS

Il primo giorno di "trasferta" nella Ghost trascorre a cercare di orientarci nella grandissima valle e a cercare gli obiettivi per il giorno successivo, l’ultimo prima del volo di rientro. Elio, Mauro e Gloria, che dapprima avevano scelto Wicked Wanda ("Wanda la Malvagia" - i nomi nella Ghost sono tutto un programma…), si dirigeranno poi sulla più estetica Malignant Mushrooms. Io, invece, mi lascio ammaliare dalla linea di Black Rock Falls, che scintilla in lontananza e delle colate che le si possono abbinare in giornata sulla Black Rock Mountain.

L’indomani mattina mi faccio depositare dove suppongo convenga iniziare l’avvicinamento a piedi (la descrizione sulla guida e’ piuttosto oscura…), poi i miei amici dirigono l’auto verso Malignant Mushrooms. Appuntamento nello stesso posto alle cinque del pomeriggio; ci accordiamo che se per quell’ora non sarò arrivato mi verranno incontro.

"Ci vorranno 3 o 4 ore per arrivare lassù, ammesso di trovare il sentiero" - penso ad alta voce mentre guardo la colata e quasi mi pento di non aver optato per l’oretta di avvicinamento alla cascata scelta da Elio, Mauro e Gloria. Ma scaccio subito il pensiero: non c’è niente di meglio che concludere la vacanza canadese con una bella solitaria! Di buon passo e con una piccozza sempre in mano (nella Ghost vivono i coguari, felini preoccupantemente somiglianti ai più noti cugini dal nome simile…), mi ci vorranno in effetti tre ore e mezza per arrivare all’attacco dei salti di ghiaccio intorno a Black Rock Falls e raggiungere l’esteticissima candela finale. Purtroppo mi renderò conto che il sole e i Chinooks (vento caldo) hanno lavorato non poco per complicarmi le cose e impegnarmi ben più di quello che avrebbe fatto la cascata di 4+ che mi aspettavo… Vabbe’, gli ultimi 35 metri richiederanno tempo e un’attenta autoassicurazione, ma una volta arrivato "in coppa" mi sentirò davvero appagato dalla trasferta oltreoceano. E allora… giù, di corsa, in fondovalle, cantando a squarciagola!

Chissà… forse l’anno prossimo Tin Tin ritornerà in Canada…!

di Marcello Sanguineti

vai alle schede delle cascate del Tour in Canada

vai al diario 1 di Tin Tin au Canada

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Ezio Marlier
Ideatore e team manager dell’Ice Tour.
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